Mancano pochi giorni alla Pasqua, ma il napoletano verace pensa al casatiello già da quando finiscono le feste natalizie. NON È PASQUA SE NON C’È IL CASATIELLOQuesto perché è un piatto tipico molto importante della tradizione partenopea: non è Pasqua se non c’è il casatiello sulla tavola e non è Pasquetta se durante la gita fuori porta non c’è una fetta di casatiello avanzata, se si riesce a tenerla ben custodita da bocche indiscrete il giorno prima. Vediamo quali sono le origini di questa torta salata così tanto amata.

Se ne trovano tracce documentate già nel ‘600, quando Giovan Battista Basile lo citò nella fiaba La Gatta Cenerentola, ma c’è chi afferma che la sua origine risalga a molto tempo prima. Il nome deriva dal termine caso, che vuol dire formaggio, tant’è vero che è una preparazione salata che prevede una buona quantità di formaggio, soprattutto di pecorino, che è l’elemento base della farcitura. Nello specifico, si tratta di una ciambella salata, la cui ricetta varia da famiglia a famiglia, come tutte le altre del resto. L’impasto base è un lievitato realizzato con acqua, sale, farina, sugna (strutto per chi non la conoscesse), pepe e lievito.

Tra le varie versioni proposte, c’è chi ci aggiunge del formaggio grattugiato già durante la prima fase della lavorazione. C’È CHI METTE FORMAGGIO GRATTUGIATO ANCHE NELL’IMPASTODopo una prima lievitazione, l’impasto è steso a forma di rettangolo e qui comincia il bello: si farcisce con un misto di salumi e formaggi. Sulla scelta di questi, ci sono numerose scuole di pensiero, ognuno ci mette ciò che più gradisce, diciamo che tradizionalmente gli ingredienti che non devono mancare nella farcitura sono almeno cicoli (ciccioli) e pecorino. Poi a libera scelta c’è chi ci mette salame, sia dolce che piccante, formaggio semi piccanteprosciuttomortadella e tanto altro. L’importante è che il grasso della sugna sia abbondante, altrimenti non è casatiello. Dopodiché si arrotola e si chiude l’impasto per poi formare la ciambella.

Molti fanno confusione tra tortano e casatiello: in effetti la preparazione è la stessa, solo che le uova sode, previste nella ricetta classica, nel primo caso sono aggiunte all’interno, già sbucciate e tagliate a pezzetti, mentre nel casatiello si incastrano sulla superficie e sono trattenute da due strisce di pasta avanzata incrociate, che rappresentano la croce di Gesù.